Giangilberto, l'asinello /
è un gran lavoratore,/
pensa che il mondo è molto bello/
e vuol esserne fautore/
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Esce di casa tutto gasato/
cerca un lavoro che vale/
ma la cosa che ha trovato/
è un lavoro interinale/
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Non fa in tempo ad imparare/
a cucire le cravatte/
che lo obbligano a cambiare/
e va ad ammazzar blatte/
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Vuol cambiar e però/
incappa nell'articolo 18/
o nel malefico cococopro/
e si trova ancora capisotto/
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A frenar il suo estro/
in questo modo contorto/
è il dover decifrare i contratti capestro/
e il trattamento di fine rapporto/
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Ma c'è una cosa che lo ammalia/
una bella tranquilla assunzione/
perché no anche all'Alitalia/
e si becca la cassa integrazione/
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Per sfuggir dai manager ladroni/
dei caporali fa il bracciante/
poi lavori in vecchi capannoni/
ed è vittima di incidente menomante/
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Da quel dì non vuole più saperne/
ha sentito di morti bianche/
sui tralicci o nelle cisterne/
le sue orecchie ne sono stanche/
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"Il lavoro fa male" grida/
"più non mi fregherete"/
di nessun più si fida/
ne sindacato, ne cavalier, ne prete/
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Senza lavoro ne pensione/
testimonia col suo raglio/
che metter nel lavoro la passione/
è un'arma a doppio taglio/
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Ma la cosa che lo consola/
di non aver la pensione/
è che non è vittima sola/
è con milioni di persone./
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